• L' Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha reso noto, tramite comunicato sul proprio sito istituzionale, che con la chiusura di tre procedimenti, sono stati sanzionati, per pratiche commerciali scorrette, i seguenti tre istituti bancari: UniCredit S.p.A., per di 5 milioni di euro; Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., per 4 milioni di euro; Intesa San Paolo S.p.A., per 2 milioni di euro, per un ammontare complessivo di 11 milioni di euro. Le tre banche hanno adottato condotte aggressive, in violazione degli articoli 24 e 25 del Codice del Consumo, aventi ad oggetto la pratica dell'anatocismo bancario, ovvero il calcolo degli interessi sugli interessi a debito nei confronti dei consumatori. Tali condotte sono state poste in essere in un quadro normativo in evoluzione che attualmente ne consente l'applicazione solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente. In tale contesto, ad esito dell'attività istruttoria è emerso che le banche hanno attuato una politica di forte spinta all'acquisizione delle autorizzazioni all'addebito in conto corrente nei confronti della clientela adottando varie strategie con le quali i clienti sono stati sollecitati a concedere l'autorizzazione, nel presupposto che l'addebito in conto corrente degli interessi debitori fosse il modus operandi ordinario e senza considerare le conseguenze di tale scelta in termini di conteggio degli interessi sugli interessi debitori. Tale strategia è stata sostenuta da varie azioni finalizzate all'acquisizione delle autorizzazioni da parte della clientela che ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici (posta e filiali), sia sull'internet banking. Ciò è avvenuto con l'uso di comunicazioni personalizzate precompilate, email e pop-up nella homepage delle aree clienti volti all'attivazione delle procedure di autorizzazione on line preventiva all'addebito in conto degli interessi debitori che non consentivano al consumatore di fornire il diniego espresso all'autorizzazione. Per saperne di più e per scaricare il testo dei tre provvedimenti dell'AGCM clicca qui.

  • Il Ministero dello Sviluppo Economico informa che sono stati approvati, con decreto direttoriale del 7 dicembre 2017, gli elenchi dei beneficiari delle agevolazioni fiscali e contributive previste per la zona franca urbana istituita dal decreto-legge 24 aprile 2017 n. 50, nei comuni del Lazio, dell'Umbria, delle Marche e dell'Abruzzo colpiti dagli eventi sismici del 2016 e 2017, per cui sono stati concessi oltre 275 milioni di euro a 6.407 imprese e lavoratori autonomi, per un valore medio dell'agevolazione pari a 43 mila euro. A breve, conclude il MISE nel comunicato del 7 dicembre, sarà messo a disposizione, dall'Agenzia delle Entrate, il codice tributo da riportare nel modello F24, in modo da consentire ai beneficiari delle agevolazioni di fruirne già nel 2017.

  • E' stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 27 novembre 2017, la Legge 20 novembre 2017, n. 167, recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017". L'articolo 4, introdotto alla Camera, interviene sul D.Lgs. n. 259/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche - CCE) per introdurre nell'ordinamento nazionale le sanzioni da applicare in caso di violazione del regolamento sui costi del roaming UE nelle reti pubbliche di comunicazioni mobili e sul c.d. Internet aperto, in modo da rendere effettiva tale nuova disciplina europea. Si tratta, in particolare, di introdurre all'articolo 98 del D.Lgs. n. 259/2003, le sanzioni, nell'ambito delle reti e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico, necessarie ad attuare efficacemente le nuove norme del regolamento roaming, per le quali il nostro ordinamento non prevede attualmente sanzioni specifiche. Ricordiamo che: l'art. 18 del regolamento 2012/531/UE, che disciplina il roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili nell'Unione, prevede l'obbligo degli Stati membri di comunicare alla Commissione (il termine era il 30 giugno 2013) le sanzioni adottate per la violazione delle sue disposizioni e di prendere tutti i provvedimenti necessari per la loro attuazione; l'art. 6 del regolamento 2015/2120/UE relativo all'accesso ad un Internet aperta, modifica anche il precedente regolamento del 2012 e fissa il termine per comunicare le sanzioni al 30 aprile 2016. In entrambi i casi è richiesto che le sanzioni siano effettive, proporzionate e dissuasive. In relazione a tali obblighi, formalmente in relazione al regolamento 2015/2120/UE, è stata infatti aperta, ad ottobre 2016, la procedura EU Pilot 8925/16/CNECT, con la quale si chiedevano chiarimenti sulla efficacia dissuasiva della legislazione nazionale per le violazioni delle norme europee da parte di alcuni operatori di telefonia mobile, che sono segnalate alla Commissione UE. L'articolo 4, comma 1, della legge europea 2017, per rimediare alla carenza legislativa del nostro ordinamento, provvede quindi ad introdurre i nuovi commi 16-bis, 16-ter, 16-quater, all'art. 98 (rubricato "Sanzioni") nel D. Lgs. n. 259 del 2003. Previsti: sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da 120.000,00 a 2.500.000,00 euro, l'ordine di immediata cessazione delle violazioni nonché la condanna dell'operatore al rimborso delle somme ingiustificatamente addebitate agli utenti, indicando il termine entro cui adempiere, che non deve superare i trenta giorni (commi 16-bis e 16-ter). Nel caso l'Autorità ritenga sussistere "motivi di urgenza dovuta al rischio di un danno di notevole gravità per il funzionamento del mercato o per la tutela degli utenti", potrà adottare, sentiti gli operatori interessati e nelle more dell'adozione del provvedimento definitivo, "provvedimenti temporanei per far sospendere la condotta con effetto immediato". Previsto, inoltre, che l'AGCOM possa disporre la pubblicazione dei provvedimenti adottati a spese dell'operatore, sui mezzi ritenuti più idonei, anche su uno o più quotidiani a diffusione nazionale (comma 16-quater). Per un approfondimento dell'argomento e per scaricare il testo della legge europea 2017 clicca qui. Per scaricare il testo del regolamento 2012/531/UE clicca qui. Per scaricare il testo del regolamento 2015/2120/UE clicca qui.

  • Il MEF (Dipartimento delle Finanza) informa che è in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale relativo al potenziamento del deposito con modalità telematiche degli atti e dei documenti processuali nel processo tributario. Dal 12 dicembre, infatti, cambia lo standard previsto per la dimensione dei file trasmessi. Viene quindi superato il limite attuale dei 5 MB per ciascun file e la trasmissione degli atti e documenti informatici, effettuata mediante invio telematico, deve ora rispettare i seguenti criteri: dimensione massima del singolo file 10 MB. Qualora il documento sia superiore alla dimensione massima di 10 MB è necessario suddividerlo in più file; numero massimo di file allegati a ciascun deposito 50; dimensione massima di 50 MB per ogni deposito telematico.

  • Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlano, ha firmato in data 7 dicembre 2017 il decreto ministeriale relativo alla regolamentazione dei parametri per la liquidazione dei compensi degli avvocati. Il decreto recepisce alcune delle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale Forense apportando modifiche per: evitare che il giudice provveda alla liquidazione del compenso dell'avvocato senza avere come riferimento alcuna soglia numerica minima, con il rischio di rendere inadeguata la remunerazione della prestazione professionale; aumentare i compensi dovuti all'avvocato che assiste più soggetti aventi la stessa posizione processuale, sia mediante l'incremento del compenso spettante per i soggetti assistiti oltre il primo, sia mediante l'aumento della soglia massima di soggetti assistiti; consentire, nel processo amministrativo, una maggiorazione del compenso relativo alla fase introduttiva del giudizio quando l'avvocato propone motivi aggiunti.

  • L' Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha reso noto, tramite comunicato sul proprio sito istituzionale, che con la chiusura di tre procedimenti, sono stati sanzionati, per pratiche commerciali scorrette, i seguenti tre istituti bancari: UniCredit S.p.A., per di 5 milioni di euro; Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., per 4 milioni di euro; Intesa San Paolo S.p.A., per 2 milioni di euro, per un ammontare complessivo di 11 milioni di euro. Le tre banche hanno adottato condotte aggressive, in violazione degli articoli 24 e 25 del Codice del Consumo, aventi ad oggetto la pratica dell'anatocismo bancario, ovvero il calcolo degli interessi sugli interessi a debito nei confronti dei consumatori. Tali condotte sono state poste in essere in un quadro normativo in evoluzione che attualmente ne consente l'applicazione solo ed esclusivamente per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente. In tale contesto, ad esito dell'attività istruttoria è emerso che le banche hanno attuato una politica di forte spinta all'acquisizione delle autorizzazioni all'addebito in conto corrente nei confronti della clientela adottando varie strategie con le quali i clienti sono stati sollecitati a concedere l'autorizzazione, nel presupposto che l'addebito in conto corrente degli interessi debitori fosse il modus operandi ordinario e senza considerare le conseguenze di tale scelta in termini di conteggio degli interessi sugli interessi debitori. Tale strategia è stata sostenuta da varie azioni finalizzate all'acquisizione delle autorizzazioni da parte della clientela che ancora non aveva effettuato la scelta, attraverso sollecitazioni e monitoraggio da parte della rete e delle funzioni/strutture interne coinvolte, sia sui canali fisici (posta e filiali), sia sull'internet banking. Ciò è avvenuto con l'uso di comunicazioni personalizzate precompilate, email e pop-up nella homepage delle aree clienti volti all'attivazione delle procedure di autorizzazione on line preventiva all'addebito in conto degli interessi debitori che non consentivano al consumatore di fornire il diniego espresso all'autorizzazione. Per saperne di più e per scaricare il testo dei tre provvedimenti dell'AGCM clicca qui.

  • Il Ministero dello Sviluppo Economico informa che sono stati approvati, con decreto direttoriale del 7 dicembre 2017, gli elenchi dei beneficiari delle agevolazioni fiscali e contributive previste per la zona franca urbana istituita dal decreto-legge 24 aprile 2017 n. 50, nei comuni del Lazio, dell'Umbria, delle Marche e dell'Abruzzo colpiti dagli eventi sismici del 2016 e 2017, per cui sono stati concessi oltre 275 milioni di euro a 6.407 imprese e lavoratori autonomi, per un valore medio dell'agevolazione pari a 43 mila euro. A breve, conclude il MISE nel comunicato del 7 dicembre, sarà messo a disposizione, dall'Agenzia delle Entrate, il codice tributo da riportare nel modello F24, in modo da consentire ai beneficiari delle agevolazioni di fruirne già nel 2017.

  • Con il messaggio n. 4930 del 7 dicembre 2017 l'Inps comunica che, a causa perduranti dei ritardi nell'aggiornamento degli archivi dell'Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) concernenti lo stato di disoccupazione dei lavoratori, sono stati ulteriormente prorogati i termini per il recupero degli importi relativi all'incentivo occupazione sud. La valorizzazione in UNIEMENS potrà essere effettuata fino al flusso contributivo con competenza dicembre 2017. Si ricorda che il "Bonus Sud", istituito con la legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) e regolamentato con circolare INPS 1° marzo 2017, n. 41, è un incentivo riservato alle imprese del sud Italia per l'assunzione a tempo indeterminato o in apprendistato di giovani disoccupati.

  • Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con un comunicato stampa del 22 novembre 2017, ha reso noto che il TAR del Lazio, con l'ordinanza n. 6194/2017, depositata il 22 novembre 2017, ha respinto la richiesta di sospendere il decreto interministeriale che introduce l'obbligo di indicazione d'origine del grano nella pasta. Il ricorso con cui si chiedeva la sospensione del decreto era stato presentato da AIDEPI, l'associazione dei produttori di pasta, la quale obiettava che il decreto è fatto male: non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l'origine del grano; non incentiva gli agricoltori italiani a produrre grano di qualità; riduce la nostra competitività all'estero perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti. Il Tribunale amministrativo ha, invece, ritenuto "prevalente l'interesse pubblico volto a tutelare l'informazione dei consumatori, considerato anche l'esito delle recenti consultazioni pubbliche circa l'importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese d'origine e/o del luogo di provenienza dell'alimento e dell'ingrediente primario". La decisione del Tar del Lazio conferma così il diritto dei consumatori alla massima trasparenza delle informazioni in etichetta. Ricordiamo che, con il Decreto interministeriale 26 luglio 2017, recante "Indicazione dell'origine, in etichetta, del grano duro per paste di semola di grano duro", è stato previsto che le confezioni di pasta secca (paste alimentari di grano duro) prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: a) "Paese di coltivazione del grano": nome del Paese nel quale è stato coltivato il grano duro; b) "Paese di molitura": nome del Paese nel quale è stata ottenuta la semola di grano duro (art. 2). Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea o situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui la singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: «UE», «non  UE»,  «UE  e  non UE». Qualora il grano utilizzato è stato coltivato per almeno il 50% in un singolo Paese, come per esempio l'Italia, per l'operazione di cui alla lettera a) può essere utilizzata la dicitura: «nome del Paese» nel quale è stato coltivato almeno il 50% del grano duro «e altri Paesi»: 'UE', 'non UE', 'UE e non UE'» a seconda dell'origine. Per esempio, nel caso si tratti dell'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE". Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE". Le indicazioni sull'origine della pasta vanno apposte in etichetta "in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili". Esse non sono in alcun modo nascoste, oscurate,  limitate o separate da  altre  indicazioni  scritte  o  grafiche  o  da  altri elementi suscettibili di interferire (art. 4, comma 2). Il decreto in questione entrerà in vigore come previsto il 17 febbraio 2018 . Per scaricare il testo dell'Ordinanza n. 6194/2017 clicca qui. Per saperne di più dal sito del Ministero delle Politiche Agricole clicca qui. Per scaricare il testo del comunicato stampa AIDEPI clicca qui. Per scaricare il testo del decreto 26 luglio 2017 clicca qui.

  • Dalle linee guida approvate dal Consiglio Superiore della Magistratura. Una buona prassi che si è consolidata in diversi uffici giudiziari consiste nel delegare, al professionista incaricato delle operazioni di vendita, anche l'udienza per l'approvazione del piano di riparto (o progetto di distribuzione ex art. 596 c.p.c.). Tale prassi positiva, evidenziata al paragrafo 18 delle importanti linee guida in materia di buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari proposte dalla VII commissione ed approvate all'unanimità dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta del 11 ottobre 2017, risulta "funzionale a ridurre il tempo-udienza del giudice" ed è consentita dal combinato disposto degli artt. 591-bis, n. 12, 596, comma 1 e 598 c.p.c. . La prassi è schematizzata come segue: il CSM indica come buona prassi per il miglior svolgimento della fase del riparto, che i Giudici delle Esecuzioni, impartiscano, in linea generale istruzioni chiare al delegato in merito ai criteri giuridici, alla forma ed al contenuto del piano di riparto. Questa prassi è suggerita, "per prevenire in radice - propiziando la formulazione di progetti di distribuzione giuridicamente corretti - eventuali controversie."

  • Dalle linee del Consiglio Superiore della Magistratura per l'attuazione delle buone prassi. Il perito estimatore svolge, nell'esecuzione immobiliare, un ruolo molto importante, in particolare nella fase iniziale del processo esecutivo, ruolo che il Consiglio Superiore della Magistratura ha valorizzato nelle linee guida in materia di buone prassi, proposte dalla VII commissione ed approvate all'unanimità dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta del 11 ottobre 2017. 1 Raccomanda il CSM che, al fine di attuare le buone prassi, il Giudice delle Esecuzioni, entro quindici giorni dal deposito della documentazione catastale e ipotecaria, nomini l'esperto stimatore e fissi l'udienza per l'audizione delle parti sui tempi e sulle modalità della disponenda vendita. 2 Inoltre il CSM ritiene condivisibile la prassi, invalsa in diversi uffici giudiziari, tesa ad anticipare la nomina del custode giudiziario al momento della designazione dell'esperto, salvaguardando la contestualità delle investiture nei due incarichi e la susseguente sinergia nell'espletamento delle relative attività. 3 Una prassi sino ad ora adottata solo in alcuni tribunali, che potrà certamente ridurre il carico giudiziario, è il giuramento... [continua sul sito]

  • È stato approvato ieri, 30 novembre 2017, in maniera definitiva, il Decreto di conversione in legge del DL 16 ottobre 2017, n. 148, il cosiddetto Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2018. Sono numerose e importanti le novità approvate, tra cui: la "Rottamazione delle cartelle", che prevede la fissazione del termine al 7 dicembre 2017 per versare le rate di luglio e settembre 2017 relative al piano di definizione agevolata previsto dal Decreto Fiscale dell'anno scorso; i contribuenti che avevano aderito alla "Rottamazione" ma non avevano provveduto a versare una o più rate, possono regolarizzare così la propria posizione. Il medesimo termine è stato fissato anche per la terza rata la cui scadenza originaria era al 30 novembre 2017. Anche il termine per il versamento della rata di aprile 2018 è stato posticipato al 31 luglio 2018; la riapertura dei termini e quindi la riammissione alla "Rottamazione-bis" per i carichi compresi in piani di dilazione in essere al 24 ottobre 2016, per i quali il debitore non fu ammesso alla definizione agevolata per il mancato pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016. Per essere riammesso il contribuente deve presentare all'agente della riscossione una dichiarazione entro il 15 maggio 2018 e versare, entro il medesimo termine, le somme dovute in un'unica soluzione... [continua sul sito]